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TERAMO - Dai rumori molesti alle minacce di morte, fino a segnalazioni rivelatesi infondate: un lungo elenco di condotte persecutorie ha portato a una condanna di primo grado per stalking tra vicini di casa. Protagonisti della vicenda sono un padre e un figlio, residenti nel Teramano, condannati a otto mesi di reclusione ciascuno.

Il giudice ha disposto anche il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 3.000 euro per ciascuna delle due parti civili, con sospensione condizionale della pena subordinata al versamento della somma. Parti offese nel procedimento una coppia di coniugi che abitava nello stesso condominio degli imputati.

La sentenza è arrivata al termine di una lunga istruttoria dibattimentale, durante la quale sono stati ascoltati numerosi testimoni dell’accusa e della difesa. Secondo la ricostruzione della Procura, padre e figlio avrebbero perseguitato per anni i vicini con comportamenti ripetuti e invasivi: rimproveri continui per presunti rumori e odori sgradevoli, accuse di furto di corrente condominiale e di utilizzo illecito di un garage come cucina, accompagnate da numerose richieste di controlli alle autorità competenti.

Verifiche che, come emerso in aula, non hanno mai riscontrato alcuna irregolarità. Nonostante ciò, le condotte sarebbero proseguite con rumori molesti provocati intenzionalmente, colpi inferti con bastoni e altri arnesi alle parti comuni o ai tappeti, fino a vere e proprie minacce di morte, tra cui l’espressione «vi tagliamo la testa».

Alla condotta contestata è stata riconosciuta anche l’aggravante di aver agito in danno di una persona invalida, in considerazione delle condizioni di salute di uno dei coniugi. L’indagine era partita nel 2022, a seguito di una denuncia presentata dalla coppia, preceduta da una richiesta di ammonimento al questore.

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