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La Procura di Teramo ha chiesto il rinvio a giudizio per E.D.N., 48 anni, imprenditore agricolo ed ex dirigente sportivo noto per il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Dirty Soccer” sulla presunta combine Teramo-Savona del 2015. L’accusa riguarda un presunto caso di caporalato e sfruttamento di manodopera agricola, in violazione dell’articolo 603 bis del codice penale.
Secondo l’impianto accusatorio, E.D.N. avrebbe operato come amministratore di fatto di una cooperativa agricola, avvalendosi dell’intermediazione di un cittadino bengalese, per reclutare braccianti provenienti dal Bangladesh. Insieme a loro è stato chiesto il processo anche per D.M, legale rappresentante della cooperativa. I fatti contestati si collocano tra il 2022 e il 2024.
Gli inquirenti ipotizzano che i lavoratori fossero retribuiti con compensi molto inferiori ai minimi contrattuali, circa 5 euro l’ora, e impiegati in condizioni di lavoro gravose, senza garanzie su riposi settimanali e ferie. Lo sfruttamento sarebbe stato favorito dallo stato di bisogno dei braccianti, dalla scarsa conoscenza della lingua italiana e, in alcuni casi, dall’assenza del permesso di soggiorno.
E.D.N. e l’uomo bengalese risultano già imputati in un altro procedimento per presunto caporalato, sempre legato al lavoro agricolo, attualmente nelle fasi iniziali davanti al tribunale di Teramo.